La terra deve essere guarita!

Su due richieste convergevano tutte le organizzazioni cristiane che prima di Durban COP 17 avevano preso posizione: un secondo periodo di impegni per il Protocollo di Kyoto che fossero giusti, ambizioni e legalmente vincolanti. E che i finanziamenti per ridurre i gas serra e per consentire all’Africa misure di ‘adattamento’ venissero dalle nazioni storicamente inquinanti  come riconoscimento del debito ecologico e per equità tra le generazioni. Tra le voci che si sono sentite in occasione di questa Conferenza anche quella del Green Belt Movement fondato da Wangari Maathai recentemente scomparsa che ha denunciato l’ingiustizia climatica di cui soffre il continente africano e incoraggiato ancora una volta a proseguire la riforestazione e la riabilitazione delle foreste degradate.

Tesi come sempre, i due gruppi di lavoro sul Protocollo e sulla Cooperazione di lungo periodo fino all’ultimo non trovavano un accordo, al punto che i documenti sono stati mandati intonsi all'approvazione (o alla disapprovazione) della Conferenza delle Parti".
 Prima di questo passaggio è avvenuta una sessione informale che si è chiusa con l'altrettanto informale invito da parte della presidente alle delegazioni presenti, soprattutto Unione europea ed India, di trovare una convergenza su alcuni aspetti tra cui il concetto di equità. L’Europa aveva raccolto anche le posizioni della Alleanza dei piccoli  Stati isola e del blocco dei Paesi meno sviluppati.  Infine l’accordo è stato cercato e trovato allungando i lavori di 36 ore rispetto al tempo di chiusura previsto. E alla fine è nato, in Sudafrica, il Durban Package. Dove si salva Kyoto, con il suo protocollo, il suo ‘second commitment period’, le sue date di inizio e di conclusione. Si salva il processo, con un multilateralismo che dà speranza. Un applauso ha raccolto il discorso conclusivo della moderatrice della conferenza , la ministra delle relazioni internazionali del Sud Africa   Maite Nkoana-Mashabane quando ha dichiarato ‘abbiamo fatto la storia’.

Tutto da vedere se si salverà il clima: gli impegni andranno definiti e rispettati, il concetto di responsabilità storica andrà sostenuto, così come quello di equità: via libera all'operatività del Fondo Verde per aiutare i paesi in via di sviluppo a sostenere le azioni contro il riscaldamento globale. Si tratta di 100 miliardi di dollari al 2020. Rimangono in piedi i meccanismi di mercato, un negoziato faticoso per la riduzione delle emissioni  causate da deforestazione e da foreste in degrado   (REDD), un modello di sviluppo insostenibile. La struttura è salva, l'impianto principale pure, ma questo non è che l'inizio. Il lavoro da fare è ancora tanto ed il clima, com'è noto, non aspetta. I lavori per un nuovo accordo tra tutti I Paesi inizierà il prossimo anno  e terminerà nel 2015 diventando effettivo nel 2020.

Per questo è stato incaricato un gruppo di lavoro ad hoc in base alla "piattaforma di Durban".

Il documento, che dà mandato al gruppo di lavoro di definire l'accordo globale entro il 2015, sottolinea l'urgenza di accelerare i tempi e di alzare il livello di riduzione. La forma giuridica dell'accordo sarà oggetto di ulteriori discussioni. Per quanto riguarda il Kyoto2 dopo il 2012, esso riguarderà sostanzialmente l'Europa e pochi altri paesi industrializzati, visto che Giappone, Russia e Canada da tempo hanno annunciato il loro no al secondo periodo del Protocollo. Il Kyoto2 ha la funzione di fare da ponte verso l'accordo globale.

L'accordo mondiale e il 'ponte' di Kyoto2 hanno come principale obiettivo quello di coinvolgere nella lotta comune ai cambiamenti climatici le nuove economie come Cina, Brasile e India. La partita è importante anche nei confronti degli Stati Uniti che non hanno mai ratificato il primo periodo di Kyoto.

Per ambientalisti e piccole isole, invece, il testo non è abbastanza forte: difficile mantenere sotto i due gradi l'aumento della temperatura globale come indicato dagli scienziati, come termine per non arrivare a effetti catastrofici di non ritorno.

Per questo deve proseguire anche l’impegno delle chiese verso una sempre maggiore credibilità di una parola accompagnata da segni concreti di conversione.

Antonella Visintin Rotigni

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