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Assise FCEI 2018. L’urgenza di ragionare sulla complessità

Foto di Brandi Redd - Unsplash

Roma (NEV), 30 ottobre 2018 – Nell’ambito degli approfondimenti proposti da NEV per la prossima Assise della Federazione delle chiese evangeliche in Italia (FCEI) abbiamo intervistato il pastore Daniele Garrone, docente di Antico Testamento presso la Facoltà valdese e coordinatore della Sezione studi della Commissione studi dialogo integrazione (COSDI) della FCEI.

Quali sono stati i temi rilevanti di cui si è occupata la Sezione studi nel triennio appena concluso?

La nostra Commissione è un organo consultivo del Consiglio della Federazione. A noi compete riflettere su temi che siano al tempo stesso rivelanti per il dibattito culturale, la discussione pubblica nel nostro Paese e nelle nostre chiese, come ad esempio la laicità, il pluralismo, la consapevolezza storica, temi che ci sembrano tanto più necessari nel tempo della cosiddetta “post-verità”, segnati dalla polemica contro il “nemico” anziché dalla discussione argomentata con l’avversario. In questa linea, negli ultimi tre anni, il nostro lavoro si è dispiegato su vari fronti. Abbiamo contribuito all’organizzazione della giornata del 28 ottobre 2017, in cui la Federazione ha celebrato a Roma il cinquecentenario della Riforma protestante, in particolare curando una tavola rotonda su “L’attualità della Riforma nell’Italia del pluralismo religioso”. L’idea era quella di interloquire su temi “nostri” con esponenti della cultura italiana, sia cristiana sia umanistica, rappresentando, pur nello spazio limitato di due ore, la nostra “postura” nello spazio pubblico.

 A cosa state lavorando in questo momento?

Stiamo elaborando il volume per la Settimana della libertà del 2019, un testo che per noi è emblematico di quelle che sono le sfide che ci attendono. Vorremmo dedicarlo, in una prospettiva di riflessione sull’Europa che è un orizzonte tradizionalmente significativo per le chiese della Federazione, ai temi del “sovranismo”, del “populismo”, della cittadinanza e della democrazia rappresentativa. Si propone di centrare la problematica non tanto sugli aspetti in cui il nostro lavoro di Federazione impatta con l’Europa (migranti, laicità), quanto sulle visioni dell’Europa e della democrazia che caratterizzano il dibattito politico attuale, e sulle scelte che dalle diverse visioni dell’Unione europea vengono fatte discendere. Pensiamo ad un sussidio di studio e di pensiero, che consenta anche di approfondire temi emersi nel 2018, con i suoi significativi anniversari: la guerra dei Trent’anni (1618-1648); settant’anni di Costituzione italiana e di Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo; ottanta anni dalle obbrobriose leggi antisemite del 1938; cinquanta dall’assassinio di Martin Luther King.

Avete lavorato sui 500 anni della Riforma. Qual è stato il portato culturale di questo anniversario?

Abbiamo svolto una indagine sul profilo che il Cinquecentenario della Riforma ha avuto in Italia, nella cultura e nella comunicazione, con una mappatura delle pubblicazioni, degli interventi sui mezzi di comunicazione, dei convegni e delle conferenze. I dati raccolti andranno elaborati criticamente, ma è immediatamente tangibile la dimensione ecumenica che il ricordo della Riforma ha assunto e l’incremento dell’interesse da parte dell’editoria, dell’accademia, dei mezzi di comunicazione.

 Quali sono le sfide per il futuro?

Stiamo lavorando per produrre un dossier, che andrebbe poi regolarmente aggiornato, su “La presenza degli evangelici nello spazio pubblico”. Vorremo poter rendere sinteticamente accessibili al vasto pubblico e al mondo dell’informazione dati aggiornati sulla presenza degli evangelici in Italia, sull’impiego dell’Otto per mille da parte delle chiese che ne usufruiscono, sulla stampa e sull’editoria evangelica in Italia, sugli interventi della Federazione (a cominciare dai Corridoi umanitari e Mediterranean Hope). Inoltre, vorremo presentare i contributi delle chiese evangeliche in Italia rispetto a temi di rilevanza nel dibattito pubblico: questioni di bioetica e “fine vita”; questioni di genere e diritti; laicità, libertà religiosa e pluralismo; ambiente e salvaguardia del creato; violenza contro le donne e femminicidio; ecumenismo e dialogo interreligioso. Pensando al futuro, ci sembra che i toni, il livello e i temi del “confronto” pubblico nel nostro paese – il più delle volte uno scontro di slogan e propagande contrapposte, di semplificazioni e di accuse – pongano con urgenza la necessità di studio e approfondimento; di consapevolezza storica e attenzione alla complessità, in alternativa alle “percezioni” e ai “mi piace/non mi piace”; di ragionamenti e non di grida … Nel nostro piccolo, è questa urgenza e la fatica che essa comporta che vogliamo prendere sul serio.