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Decreto Salvini. Il no delle chiese evangeliche

Una famiglia di rifugiati siriani giunta in Italia con i corridoi umanitari all'aeroporto di Fiumicino

Naso (FCEI): I nuovi provvedimenti criminalizzano i rifugiati e non contrastano i criminali. Siamo vittime di un inganno che drammatizza un problema che ha soluzioni costituzionali e umanitarie. Un appello a cattolici e laici e l’invito ad affiggere il Manifesto per l’accoglienza della FCEI


Roma, 7 settembre 2018 (NEV/CS31) – “Le misure previste dal Decreto Salvini in materia di immigrazione e diritto d’asilo violano fondamentali accordi internazionali e finiscono per criminalizzare i rifugiati”. Lo afferma Paolo Naso, coordinatore di Mediterranean Hope – Programma rifugiati e migranti della Federazione delle chiese evangeliche in Italia (FCEI). “Se passasse questa norma – prosegue –  i richiedenti asilo potrebbe essere trattati come delinquenti e privati della libertà per essere rinchiusi in qualsiasi luogo a disposizione delle autorità di pubblica sicurezza. Inoltre, con un arbitrario colpo di ariete anticostituzionale, il decreto annulla la protezione umanitaria prevista dall’art. 266 del Trattato costituzionale europeo. Siamo insomma di fronte a una nuova e ingiustificata stretta che non colpisce chi commette reati, ma chi chiede protezione. Si tratta di provvedimenti – conclude Naso – che verranno certamente impugnati per la loro anticostituzionalità. Come chiese evangeliche, intanto, continuiamo con convinzione nel nostro lavoro di accoglienza, pronti ad associarci alle forze cattoliche e laiche che – in Italia e in Europa – contrastano il clima di intolleranza e xenofobia alimentato dai martellanti provvedimenti del Viminale. Nelle scorse settimane, come FCEI, abbiamo lanciato un Manifesto per l’accoglienza che ci impegna a contrastare, con la predicazione, l’informazione e l’educazione ‘la campagna politica contro gli immigrati e i richiedenti asilo che, a fronte di arrivi in diminuzione e perfettamente sostenibili in un quadro di solidarietà europea, esaspera e drammatizza il dibattito pubblico’. Con questo manifesto, che invitiamo ad affiggere fuori da ogni chiesa, intendiamo dire che siamo vittime di un inganno che drammatizza un problema serio che un grande paese quale l’Italia saprebbe e potrebbe affrontare in coerenza con le sue leggi e la sua tradizione umanitaria”.