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Le chiese evangeliche contro i bombardamenti in Siria

Insieme a Operazione Colomba, per la creazione di un’area di sicurezza smilitarizzata


Roma, 20 aprile 2018 (NEV/CS20) – “Essi dicono: pace, pace, mentre pace non c’è “(Geremia 6:14). Come ai tempi del profeta Geremia, di fronte al nuovo scenario siriano governi e organizzazioni internazionali invocano la pace mentre in realtà si agisce con la guerra.

Ancora una volta, con lo stesso copione già sperimentato in Iraq e in Libia, la denuncia delle brutalità del regime di Assad finisce per giustificare un intervento armato su larga scala che, come in ogni guerra, finisce per colpire soprattutto popolazioni civili innocenti e per generare nuovi profughi.

Come Federazione delle chiese evangeliche in Italia (FCEI), da anni impegnata insieme alla Comunità di Sant’Egidio nell’ideazione prima e nella gestione dopo dei “corridoi umanitari” che ad oggi hanno portato in Italia, legalmente e in sicurezza, circa 1200 profughi siriani, diciamo forte il nostro “no” alla guerra e alla soluzione militare di un conflitto che invece richiede azioni e investimenti umanitari.

Come FCEI ci associamo invece a quanti in questi giorni avanzano precise proposte umanitarie tese, in primo luogo, a garantire la sicurezza della popolazione civile e basilari condizioni di vita per le centinaia di migliaia di profughi. In particolare, con il contributo del nostro programma per i rifugiati e i migranti Mediterranean Hope, intendiamo sostenere la proposta avanzata da “Operazione colomba, Corpo di pace della Comunità Papa Giovanni XXIII, che chiede “zone umanitarie disarmate in Siria” così come previsto dalla IV Convenzione di Ginevra per la protezione delle persone civili in tempo di guerra (art. 14 e 15).

Nell’invitare le chiese evangeliche a pregare per la pace in Siria e a operare concretamente per il sostegno ai profughi e alle vittime, la FCEI rivolge un appello al Governo italiano, all’Alto rappresentante dell’Unione europea per gli Affari esteri e le politiche della sicurezza, alle Nazioni Unite perché promuovano la cessazione dei bombardamenti e avviino un negoziato per la creazione delle “zone disarmate in Siria”.